Al banco di Tamburini

Tamburini appartiene alla haute couture della gastronomia italiana, del genere di quella che, antesignano Luigi's in Fulham Road, sta trionfando a Londra, in controtendenza rispetto alla crisi (vera o presunta o pilotata) della salumeria, della gastronomia grassa e, quindi, dei prodotti del maiale, grasso di costituzione e per antonomasia.
Istruzioni Fra i tanti prodotti che nei decenni hanno decretato la fama di Tamburini, il suo orgoglio sono stati da sempre i prodotti del maiale, quelli bolognesi, quelli emiliani, quelli nazionali.
Basti pensare alla venerazione, quasi pagana, con cui egli e gli avventori del Bistrot annesso al negozio, ammirano le attrezzature (carrucole e ganci) che pendono tuttora dal soffitto, a memoria dei giorni, non tanto lontani, in cui le mezzene fumanti, macellate da meno di mezz'ora, facevano ingresso in negozio, per essere lavorate e poi messe subito in vendita, sotto lo sguardo curioso e un po' grand-guignol degli astanti.
Il maiale da Tamburini vuol dire tante cose, essendone un tempio consacrato, ma quelle che ne hanno fatto la storia e creato il mito, che varca i confini nazionali, sono i classici della norcineria emiliana e bolognese, che Tamburini, marchia, etichetta o comunque commissiona, su sue indicazioni tecnico-gastronomiche, a produttori scelti e da lui visitati almeno una volta.
I classici marchiati sono i cotechini, i cappellotti, gli zamponi, i prosciutti di Parma.
Questi sono precucinati durante tutto l'anno, ma nella stagione da ottobre a febbraio, insieme alle bondiole e alle salame da sugo ferraresi, sono freschi, da cucinare.
Altri classici etichettati o garantiti da Tamburini (prodotti per lui su sue indicazioni) sono naturalmente la mortadella, il salame felino, la salamella rosa bolognese, la salamella passita cruda, salsicce bolognesi, coppa di testa (testina) e coppone (lombo e pancetta), i ciccioli secchi, frolli e croccanti.



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