1932-1997: 65 anni di ininterrotta attività,
celebrata da guide, riviste, libri di gastronomia, ghiottoni viaggiatori
di mezzo mondo.
La ditta "A.F. Tamburini" è nel cuore del centro storico
di Bologna, città famosa nel mondo per la sua cucina, ma soprattutto per i
suoi insaccati, la mortadella, i tortellini, i sapori potenti e intensi.
Una cucina definita, al di qua della odierna "demonizzazione" del termine,
"grassa". "Grave", secondo l'Artusi, "perché il clima così richiede; ma
succulenta, di buon gusto e salubre, tanto è vero che colà le longevità di
ottanta e novant'anni sono più comuni che altrove".
Tra i massimi custodi di tanta fama
vanno considerati i "salsamentari", gastronomi da banco, di cui Tamburini
è stato tra gli interpreti più fedeli e generosi e della cui Società di
mutuo soccorso, fondata nel 1876, Giovanni Tamburini è Presidente.
L'evoluzione della specie ha, per così dire, spostato gli interessi e il
raggio d'azione dell'ultimo Tamburini, Giovanni, verso direzioni e luoghi
gastronomico-culturali vari e diversificati: il Bistrot (di lettura)
diurno veloce e di qualità (Velocibò), l'Accademia dei Notturni, luogo
canonico per riunioni conviviali di tradizione (nozze, riunioni Lyons,
convegni) ma anche, da alcuni anni, eventi gastronomico-culturali di
eccellente livello, fantasia e di travolgente successo e simpatia, il
Down-Town Cafè, MenSA, etc.
L'altro ieri Nel 1860 circa è
proprietaria della bottega la famiglia Benni, amministratori del
patrimonio del Principe Baciocchi, marito di Elisa Bonaparte. Sono loro
che installano il sistema di carrucole e binari, con i ganci ai quali
venivano appese le mezzene. Il bestiame
veniva lavorato e trasformato, in questa sorta di "catena di smontaggio
del maiale" all'interno della bottega e la vendita iniziava direttamente,
appena finita la lavorazione. Fino al 1973 era possibile vedere entrare
in bottega le mezzene fumanti, macellate da meno di mezz'ora, uno
spettacolo da grand-guignol (o da pulp-fiction, se preferite), che infatti
catturava ogni volta la curiosità di decine di persone, fino al punto di
distrarle dagli annosi "processi del lunedì" che si svolgevano
regolarmente da decenni nei pressi del vicino tempio del tifo rossoblu, il
"Bar Otello". La pratica (quella relativa alle mezzene, non quella
relativa al "tifo") fu sospesa per motivi igienico sanitari solo nel 1973,
ma rimangono, in ottimo stato, e ben visibili all'interno dell'attuale
Bistrot, le attrezzature, pezzi ormai rarissimi di archeologia
industriale.
Ieri. Gli otto fratelli Tamburini giunsero a
Bologna da Baricella nel 1907 e, guidati dalla sorella maggiore, furono
presto avviati al mondo della salsamenteria, in quegli anni settore
cruciale dell'economia e della "cultura" emiliana. I fratelli Angelo e
Ferdinando Tamburini, recentemente scomparsi ultranovantenni, lavorarono
fino al 1932 da garzoni presso la bottega del vecchio Benni, da decenni
punto di ritrovo dei gourmet dell'epoca. Fu in quell'anno che l'ultimo Benni, riponendo
incondizionata fiducia nelle capacità tecniche ed imprenditoriali dei due
giovani garzoni, cedette loro il negozio. La scuola di Benni, ma anche la
scuola, di mestiere e di vita, dei fratelli maggiori Antonio e Carolina
ebbero tutte un ruolo nella nascita della "dinastia" dei salsamentieri
Tamburini. Angelo, "uomo forte e rude", grintoso e attentissimo agli
aspetti materiali, assunse la conduzione della salumeria, affiancato da
suo fratello Ferdinando - padre di Giovanni - "autentico gentleman,
tranquillo, signorile, disponibile ai contatti col pubblico".
Insostituibile fu, per oltre quaranta anni, il ruolo della sorella Maria,
"implacabile organizzatrice", recentemente scomparsa a ottantanove anni.
Maria, vera "arzdora", reggitrice della famiglia, era la più attenta ai
conteggi, ai lavori quotidiani, una specie di "battitore libero", figura
professionale, come usa dire Giovanni Tamburini, non contemplata dai
moderni trattati di management aziendale.
Oggi Nel 1973
Giovanni, figlio di Ferdinando, entra in azienda e, come si direbbe oggi,
con lui entra "aria nuova in cucina". Una laurea in Economia e commercio
(1972, a 21 anni, con il giovane Romano Prodi), un occhio alla tradizione
e al "nome" da mantenere lustro come sempre, un occhio alla "cultura",
gastronomica e non solo. Giovanni rileva l'azienda nel 1977, a 26 anni,
carico di entusiasmo e con un curriculum di studi e di vita che
comprendeva altre culture e altre passioni, oltre quelle aziendali
generali e di settore: la musica (jazz, rock e blues), la letteratura, lo
spettacolo, lo sport, l'amore per Bologna. Non solo hobby, ma fattori
"culturali", in taluni casi raffinati e "azzardosi", da utilizzare per
dare un senso nuovo, un'impronta del tutto personale alla sua attività
imprenditoriale. Pur nell'ossequio alle "impronte" e alle intuizioni
familiari, che avevano guadagnato alla ditta Tamburini fama e rispetto ben
oltre i confini di regione e di settore, Giovanni intraprese un'azione di
rinnovamento, graduale nel tempo, ma radicale nei risultati. In venti anni
la gastronomia da banco si è ramificata in iniziative e settori che meglio
potevano trarre frutto dalle componenti non tecniche della cultura di
Giovanni Tamburini: l'Accademia dei Notturni e il Premio Ghostbusters, il
Bistrot di lettura, il Down Town Cafè, MenSA.
Prima di tutto, l'azienda madre. Il primo a essere "curato" fu
il prodotto che nei secoli era stato esclusiva dei salumieri bolognesi, il
tortellino. Per ragioni di adeguamento alle rinnovate norme
igienico-sanitarie, per esigenze di commercializzazione extralocale ed
extraregionale (ed extranazionale), per esigenze di marchio, nascono i
tortellini "Tamburini" tipici, potremmo dire d.o.c., nella loro
caratteristica confezione a cassetta di cioccolatini, riconoscibili - e
riconosciuti - in tale confezione, in mezzo mondo, quel mezzo mondo,
beninteso, che ama le buone cose. Nei primi anni Ottanta furono
sviluppate le altre paste ripiene emiliane, lasagne, cannelloni,
tortelloni, ravioli, passatelli e le paste da cuocere, garganelli,
strozzapreti, strigoli, tagliatelle, gramigna, maccheroni al torchio, ecc.
Per far fronte alla crescente richiesta, nel 1995 Tamburini rileva un
piccolo pastificio, a San Lazzaro di Savena, avendo come partner illustre
Andrea Sassoli de' Bianchi che ha appena ceduto la storica "Buton
distillerie". Nel frattempo si era dato il marchio - e la confezione -
elegantemente "firmata" ad altri prodotti quali l'aceto balsamico, i vini,
l'olio tartufato, ecc. Sempre nel frattempo c'era stato un
interessantissimo tentativo di penetrazione negli USA, con eccellenti
risultati di vendita, da Macy's in Broadway, e di critica, culminati in
una positiva "recensione" da parte del "New York Times". Scelte
esclusivamente di vita hanno posto presto termine all'avventura americana
e Tamburini è tornato alla "sua" Bologna, a insaporire, con i suoi
prodotti da banco, i suoi dieci prodotti basilari della rosticceria e i
suoi 140 prodotti da cucina, elaborati quotidianamente sui fornelli e nei
laboratori dalla sua eccellente ed affiatatissima squadra, diretta da
coach Franco Marchi, in arte Gianni, presente in azienda, con brevi pause,
dal 1953, le tavole dei bolognesi e dei tifosi Tamburini sparsi in tutta
Italia.
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